INTERLUDI

a cura di Elena Inchingolo

12 marzo > 12 aprile 2026

inaugurazione giovedì 12 marzo ore 19

PARI - Polo delle Arti Relazionali e Irregolari
c/o Flashback Habitat - Padiglione A

Evento nell’ambito del progetto Seminare nuovi immaginari promosso da Forme in bilico APS, Fermata d’autobus Onlus, Galleria Gliacrobati, CCW Cultural Welfare Center, Noli Timere e rivolididonne.

...

“La perfezione, dice un antico proverbio orientale, è bella ma è stupida: bisogna conoscerla ma romperla. Adesso che, come penso, vi sarà chiaro come disegnare un albero, non dovete seguire pedestremente quello che vi ho mostrato; se la regola ormai vi è nota potete disegnare l’albero che volete […]. E poi, soprattutto, insegnatelo ad altri”. — Bruno Munari

"L'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è." — Paul Klee

Etimologicamente il termine interludio dal latino preludio, inter- ‘fra’ e ludus ‘gioco’ o ‘spettacolo’, significa propriamente, ‘in mezzo allo spettacolo’.
Nel mondo del teatro e della musica, gli interludi sono brevi componimenti che separano due scene di uno spettacolo o due parti di un concerto. Possono consistere in semplici brani musicali o vere e proprie rappresentazioni autonome, estremamente ridotte come durata e come impegno scenico.
In altri termini, l’interludio è un intermezzo: questa idea, fuori dal mondo della musica e del teatro, prende i connotati generali di una pausa.
In filosofia, l'interludio può essere paragonato all'epoché - sospensione del giudizio - fenomenologica.
Non è un vuoto passivo, ma un atto di volontà con cui decidere di fermare il "tempo produttivo" per osservare il mondo senza l'obbligo di reagire ad esso. 
In psicologia è la "pausa creativa", il momento in cui la mente abbandona la focalizzazione diretta su un tema, permettendo al pensiero divergente, originale e flessibile, di generare connessioni inaspettate.
L'interludio crea lo spazio dell'incontro tra traiettorie diverse ossia lo spazio delle possibilità. Trasposto nella vita è la parentesi in cui possiamo esplorare versioni alternative di noi stessi senza il peso del ruolo sociale.

Gli interludi possono quindi essere considerati spazi, parentesi o semplici variazioni nel consueto andamento quotidiano. Qui diventano tre percorsi che suggeriscono personalità, narrazioni e condivisioni, segni creativi, volti a delineare mondi paralleli e nuove prospettive.
Chen Li, artista-calligrafa sempre in viaggio, durante le attese annota, con inchiostro e pennello, su carnet e fogli sparsi, ciò che incontra, in una continua scoperta di luoghi, persone e architetture: un’arte consolatoria che allena lo sguardo e catalizza energie positive. La psicoterapeuta Germana De Leo, in seduta, disegnando sulle pagine di un taccuino, trasferisce l’intensità emotiva dell’ascolto durante il lavoro con il paziente. Infine Mon, figura impegnata nell’ambito del welfare, accosta all’attività professionale, un’indagine estetica originale realizzando, a penna, complessi arabeschi dai molteplici significati.

Chen Li utilizza da tempo la scrittura di matrice cinese nella sua essenza gestuale. Il suo segno grafico è molto antico e allo stesso tempo estremamente contemporaneo, sempre nuovo, vitale e mutevole come le vicende umane. L’artista pone in relazione parola e immagine, nell'idea di un dialogo tra culture e modi espressivi differenti. Nelle carte di Chen Li la sapienza tecnica e il controllo del segno si uniscono ad un'urgenza espressiva fatta di rimandi e di suggestioni che danno vita ad un’armonia di forme e cromie. 
Questa volta, l’artista presenta in mostra una ricerca spontanea parallela, legata al disegno dal vero. Con una penna-pennello, nei momenti dell’attesa o del disagio, fissa su carta ricordi positivi, altrimenti perduti.
Ogni dettaglio si rivela affascinante e coinvolgente. L’attenta osservazione e la lentezza del disegno le hanno permesso di apprezzare in profondità ciò che individua con lo sguardo, percependone tutta l’energia.
Il disegno diventa resistenza all’uso dei dispositivi elettronici e alternativa alla lettura in momenti di stanchezza. È arteterapia e scambio umano. Attraverso il pennello e l‘inchiostro, con eleganza e senso della forma, Chen Li torna a tracciare calligrafie, dalle linee universali e ancestrali, che attivano un altro tipo di racconto del nostro tempo.
In De Leo l’energia dell’interazione con il paziente genera un gesto autonomo di accompagnamento silenzioso e costruttivo. Compare così una parentesi, un momento di distanza, un altrove libero, in cui De Leo realizza piccole trame pittoriche, con gessetti, pastelli ad olio, pennelli a china su carta, che le permettono di comprendere nel profondo le necessità di chi si racconta. Ciascun disegno, tracciato e ridefinito, descrive un mondo interiore e stimola un’intuizione che, nella corrispondenza di sentimento e arte, diventa intesa. In questa occasione De Leo espone per la prima volta solo una selezione delle esperienze pittoriche che l’hanno accompagnata nel corso dell’esistenza.

In modo analogo Mon utilizza istintivamente il disegno, in un vortice di segni, «gesti vacui, coaguli di errori, difetti generativi», per meglio focalizzare la sua attenzione su temi e situazioni affrontati nel quotidiano. E proprio dalla rappresentazione, inchiostro su carta, di un mondo zoomorfo fatto di piccole cavallette (Ina e le sue sorelle) e piccoli esseri viventi, Mon si muove in un’indagine profonda, personale e collettiva, di relazione e confronto con sé e gli altri. Sperimentando tecniche e supporti diversi, dalla fotografia alla stampa su tela, dal plexiglass al velluto e alla seta l’artista crea composizioni geometriche, simmetrie e simbologie di elementi minuti che richiamano le proprietà intrinseche del mondo naturale. Disegni, mandala e cornici sacre raccontano un viaggio e «irradiano buoni auspici».

Biografie

Chen Li (Cina, provincia dello Zhejiang, 1972)

Chen Li è un’artista contemporanea che lavora con il segno e con la parola. Nel 1998 si laurea al Politecnico di Torino in Tecniche e Arti della stampa con una tesi sulla calligrafia nel graphic design.
Ha studiato calligrafia formale dal 1994 al 2005, con maestri di fama internazionale, come il francese Jean Larcher, l’argentino Ricardo Rousselot e lo statunitense Brody Neuenschwander, oltre a incisione calcografica nel 2003 a Urbino e all’Accademia Albertina di Torino. 
Determinanti per la sua formazione umana e artistica numerose residenze internazionali in Olanda, Finlandia, Stati Uniti, Germania, Francia, Romania, Mongolia, Italia. Ha esposto in numerose occasioni il suo lavoro in Italia e all’estero. Nel 2017 e nel 2018 è invitata dalla Fondazione Prada a progettare un ciclo di laboratori sul segno e sulla scrittura-immagine per l’Accademia dei bambini.
Chen Li è, inoltre, autrice dei titoli di testa del film Call me by your name (2017) di Luca Guadagnino, che vinse l’Oscar nel 2018 per la miglior sceneggiatura non originale.

Germana De Leo (Savona, 1943)
Germana De Leo, appassionata di pittura, si è sempre interessata di arte, come valore comunicativo ed espressivo dei linguaggi non verbali. Giovanissima si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Torino. Su consiglio di un’amica medico-psicologa, Delia Luzzati, De Leo contatta la Dott.ssa Marcella Balconi, Primario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Ospedale Maggiore di Novara per approfondire le sue conoscenze sull’infanzia. Balconi teorizza in quegli anni i fondamenti di una nuova diagnostica neuropsichiatrica infantile, che prevede l’approfondimento di strumenti legati al disegno e all’immagine, oltre all’approfondimento di teorie diverse come gli studi dedicati alla psicoanalisi infantile e all’autismo. Così nel 1972 De Leo organizza, con la Dottoressa Balconi e il Dottor Bollea, il primo Servizio Ospedaliero di Neuropsichiatria Infantile presso l’Ospedale Mauriziano di Torino. È tra le fautrici della proposta di legge a livello nazionale per l’integrazione scolastica sociale dei bambini con disabilità, poi divenuta legge n.104 nel 1992. Nel 1997 sostenuta da Balconi, De Leo fonda il Centro Studi Transculturali Ars-Diapason per sviluppare tesi di ricerca e confronti internazionali sulle concezioni di salute e sui nodi critici della psicopatologia infantile. L’attività di Germana De Leo, oltre alla professione di psicoterapeuta, è proseguita negli anni come formatrice degli operatori di servizi riabilitativi e psicopedagogici per l’infanzia, per la supervisione dell’intervento di psicologi e neuropsichiatri, per il confronto sulla professionalità degli operatori addetti alla salute in ambito europeo.

Mon (Torino, 1963)
Il percorso di Mon lega l’attività professionale nell’ambito del welfare a una ricerca artistica tesa a indagare in forma simbolica ed evocativa le dimensioni relazionali e l’interdipendenza tra persone e natura. Riflessioni artistiche respirate e coltivate fin da piccola grazie all’universo pittorico paterno, incentrato sulla figura femminile quale espressione della tensione esistenziale. Frequenta il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, si laurea in Lettere e promuove in campo sociale progetti che valorizzano competenze artistiche spesso celate. Compone le sue opere, installazioni o assemblage, disegni e fotografie con sensibilità, avvalendosi di media diversi e frammenti di storie da comporre e ricomporre con i fruitori: ogni elemento rivela un’attenzione verso l’altro e intenti relazionali e trasformativi.

Performance
Tutto ciò che sappiamo finora
Giovedì 12 marzo 2026 ore 20.30 e Sabato 4 aprile 2026 ore 17.00
Maurizio Redegoso Kharitian, Chen Li e Natalie Lithwick
presentano la loro sperimentazione tra viola, voce umana e tracce a pennello per un dialogo tra suono e segno.
Durata: 20 minuti, replicabile in base al fluire degli eventi e alla risposta dei visitatori.

Talk
Geometrie dell’aria e altre vertigini
Sabato 28 marzo 2026 ore 16.00

Incursioni estetiche del Prof. Valter Alovisio sull’ultima produzione artistica della Dott.sa Germana De Leo.

Sede
FLASHBACK HABITAT

Corso Giovanni Lanza 75, Torino
Padiglione A
PARI - Polo delle Arti Relazionali e Irregolari

Orari apertura mostra
giovedì, venerdì, sabato 18.00 → 21.00
Sono previste aperture su appuntamento
scrivere a: infoformeinbilico@gmail.com
https://formeinbilico.com

Apertura Il Circolino (bar)
giovedì 18.00 → 24.00
venerdì, sabato e domenica
11.00 → 24.00

L’accesso alla struttura
è consentito ai possessori della tessera
Amic* di Flashback Habitat,
valida fino a dicembre 2026
(esclusi i minori)